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Capire il Folk
Greenwich Village, New York · 1963
Saggio Folk · Storia · Genere

Capire il Folk: La Voce Prima dell'Amplificatore

Storia e cultura del folk: dalle radici di Woody Guthrie al Greenwich Village, dal folk britannico di Nick Drake e Fairport Convention al cantautorato italiano di De André e Guccini.

Il folk non è un genere musicale nel senso in cui lo sono il jazz o il reggae. È una categoria porosa, contraddittoria, capace di contenere Woody Guthrie e Nick Drake, Fabrizio De André e Karen Dalton, la ballata scozzese del Settecento e la canzone di protesta del Greenwich Village del 1963 — senza che nessuno di questi elementi stoni con gli altri.

Quello che li tiene insieme non è un'armonia comune, non una strumentazione tipica, non un tempo o una forma. È un'idea: la musica come memoria collettiva, come documento, come strumento per dire cose che i media ufficiali non dicono. Per capire il folk bisogna rinunciare a definirlo e iniziare ad ascoltarlo.

01 — Radici americane

Dalla polvere al Greenwich Village

Il punto di partenza è la Depressione americana, gli anni Trenta, la polvere degli stati del Midwest. In quel contesto nasce la figura di Woody Guthrie — chitarra, armonica, berretto di lana e una scrittura che non distingue tra cronaca e poesia. Guthrie non inventa il folk americano, ma lo sistematizza, lo porta in città, gli dà una coscienza politica precisa. This Land Is Your Land (1940) non è una canzone patriottica — è una risposta sarcastica a God Bless America, un pezzo sul diritto alla terra. La versione che si insegna nelle scuole americane ha perduto le strofe più radicali. Il vinile le restituisce.

Accanto a Guthrie c'è Lead Belly, che porta nel repertorio folk la tradizione dei Neri del Sud con una forza fisica e una profondità armonica unica. E poi c'è Pete Seeger e i Weavers, che negli anni Cinquanta portano il folk nelle classifiche prima che il maccartismo li metta nella lista nera. Seeger si rifiuta di testimoniare davanti alla House Un-American Activities Committee e ne paga il prezzo per un decennio.

USA · Greenwich Village · 1960–1966
Il momento in cui tutto cambia

Washington Square Park, domenica mattina, fine anni Cinquanta. Bob Dylan arriva nel 1961 con una chitarra acustica e una storia da raccontare. In quel quartiere si incrociano Joan Baez, Phil Ochs, Fred Neil, Tim Hardin, Karen Dalton, Tom Paxton. È la concentrazione di talento folk più alta mai registrata in un quartiere americano.

Bob Dylan
The Freewheelin' (1963) — la rottura
Joan Baez
La voce del movimento per i diritti civili
Phil Ochs
All the News That's Fit to Sing (1964)
Dave Van Ronk
Il maestro dimenticato del Village
Fred Neil
Everybody's Talkin' — un basso che canta
Karen Dalton
In My Own Time (1971) — la voce impossibile
Tim Buckley
Goodbye and Hello — folk e jazz insieme
Tim Hardin
If I Were a Carpenter — il folk come confessione

Dylan è il momento di rottura e il punto di sintesi. I primi tre album sono il folk americano portato alla sua forma più alta. Poi nel 1965, a Newport, Dylan sale sul palco con una Fender Stratocaster. La metà del pubblico fischia. L'altra metà capisce che il folk non finisce lì — si trasforma.

«Non è abbastanza fare canzoni belle. Bisogna fare le canzoni giuste.» — Pete Seeger

Quello che viene dopo Newport è il folk che si contamina con il rock, il blues elettrico, il surrealismo letterario. Ma il folk acustico non scompare. Joni Mitchell prende quella strada con Blue (1971): undici canzoni con accordature aperte mai sentite prima. Leonard Cohen porta nel folk la tradizione del poeta europeo — Lorca, Baudelaire, la Bibbia. Townes Van Zandt scrive dal Texas canzoni che sembrano ballate antichissime ma sono sue. Muore nel 1997 praticamente sconosciuto al grande pubblico.

02 — Folk britannico

Da Davey Graham a Nick Drake

Il folk britannico degli anni Sessanta parte da un posto diverso. Non c'è una tradizione di protesta strutturata — c'è invece una tradizione di ballate popolari che risale al Medioevo. Il punto di innesco è strumentale: Davey Graham introduce il DADGAD e mescola il folk celtico con il blues americano e la raga indiana. Il suo album Folk, Blues and Beyond (1964) è il disco che cambia tutto, ascoltato da ogni chitarrista che conta: Bert Jansch, Jimmy Page, Paul Simon.

UK · Soho e oltre · 1964–1974
Il folk come arte, non come documento

Dove il folk americano nasce dalla necessità, il folk britannico degli anni Sessanta è in larga parte un progetto intellettuale: una riscoperta deliberata di una tradizione che stava scomparendo, condotta da musicisti colti che conoscevano tanto il blues del Delta quanto le Child Ballads.

Bert Jansch
Bert Jansch (1965) — la pietra di paragone
Pentangle
Basket of Light (1969) — folk e jazz fusi
Fairport Convention
Liege & Lief (1969) — il manifesto
Sandy Denny
La voce del folk britannico per eccellenza
Nick Drake
Five Leaves Left (1969) — l'isolamento come arte
John Martyn
Solid Air (1973) — folk, jazz, Echoplex
Richard Thompson
Il chitarrista più sottovalutato del genere
Sandy Denny
Who Knows Where the Time Goes

Nick Drake è il caso limite del folk britannico: tre album in vita, nessun successo commerciale, morte a 26 anni nel 1974. Five Leaves Left (1969), Bryter Layter (1970), Pink Moon (1972) — tre dischi di perfezione dimenticata, riscoperti negli anni Novanta quando una pubblicità Volkswagen usò Pink Moon e il mondo si chiese chi fosse quell'uomo. John Martyn prende la chitarra acustica e la trasforma con l'Echoplex in qualcosa che non ha nome preciso: Solid Air (1973) è folk, jazz, blues e qualcosa che nessuno aveva ancora fatto.

03 — Folk italiano

De André, Guccini e il cantautorato come poesia

In Italia il folk non ha la stessa storia politica americana né la stessa tradizione strumentale britannica. Ha qualcosa di diverso: una tradizione di poesia popolare, di rispetto per la parola cantata, di musica come letteratura. Fabrizio De André costruisce su questa tradizione un'opera che non ha equivalenti: prende le ballate popolari liguri, la poesia francese di Brassens e Brel, le ballate americane di Bob Dylan, e crea un folk italiano che è musica colta travestita da musica povera. La Buona Novella (1970) racconta il Vangelo degli apocrifi — i testi censurati, le storie di Maria e Giuseppe viste dal basso — con una delicatezza e una precisione teologica che la Chiesa ufficiale non aveva. Francesco Guccini porta nel folk italiano la tradizione del caffè-concerto bolognese, la storia della Resistenza, la vita universitaria degli anni Settanta. Radici (1972) è il disco in cui il folk diventa autobiografia di un paese.

04 — Cronologia

Una timeline essenziale

1940

Woody Guthrie scrive This Land Is Your Land — il folk americano trova la sua coscienza politica.

1962

Bob Dylan pubblica il suo primo album. Nasce il Nuovo Canzoniere Italiano a Milano.

1963

The Freewheelin' Bob Dylan — Blowin' in the Wind, A Hard Rain's A-Gonna Fall. Il folk come poesia.

1964

Davey Graham pubblica Folk, Blues and Beyond — il DADGAD cambia la chitarra acustica britannica.

1965

Newport Folk Festival: Dylan sale con la Stratocaster. Il folk non è più solo acustico.

1966

Paolo Pietrangeli scrive Contessa. De André pubblica Via del Campo.

1969

Annus mirabilis: Fairport Convention — Liege & Lief. Nick Drake — Five Leaves Left. Pentangle — Basket of Light.

1970

De André — La Buona Novella. Joni Mitchell — Ladies of the Canyon.

1971

Joni Mitchell — Blue. Karen Dalton — In My Own Time. Il folk diventa introspezione.

1972

Francesco Guccini — Radici. Nick Drake — Pink Moon. Il folk si ritira nell'essenziale.

1973

John Martyn — Solid Air. Nick Drake muore nel 1974. Il folk britannico perde il suo centro di gravità.

🪕
Recensione
Karen Dalton — In My Own Time (1971)
05 — Oggi

Cosa rimane, cinquant'anni dopo

Il folk non è morto. È sopravvissuto ai suoi stessi eredi: il folk-rock degli anni Settanta, il new age degli anni Ottanta, l'alt-country degli anni Novanta. Sopravvive perché la domanda fondamentale che pone — chi siamo, dove veniamo, cosa dobbiamo ricordare — non diventa mai vecchia. Ogni generazione trova i dischi di Guthrie, di Nick Drake, di De André e si chiede come sia possibile che non li conosca già. La risposta è sempre la stessa: il folk non fa pubblicità a se stesso. Si trasmette di persona, di ascolto in ascolto, di cassa in cassa. Come è sempre stato.

«Il folk non è la musica del passato. È la musica che il passato ha lasciato al futuro perché non aveva finito di dire quello che aveva da dire.» — Groov-illa
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Fairport Convention — Liege & Lief

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Nick Drake — Five Leaves Left

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Fabrizio De André — La Buona Novella

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Sergio S.
Critica e Direzione
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