Just Sunshine Records · 1971
In My Own Time
Una voce che non cercava il successo e forse proprio per questo non lo ha mai dimenticato nessuno.
The voice Bob Dylan called the most haunting he had ever heard. Karen Dalton recorded this at 33, with everything behind her. It sounds like it.
Bob Dylan disse di lei che aveva la voce più bella che avesse mai sentito. Non è un'iperbole — è una descrizione tecnica. La voce di Karen Dalton ha una qualità che sfugge alla catalogazione: contralto profondo con una frattura interna, qualcosa di rotto che non cerca di aggiustarsi, la stessa instabilità controllata di un'ancia che vibra sul punto di cedere senza cedere mai. Non assomiglia a nessun'altra cantante del folk americano degli anni Sessanta e Settanta. Assomiglia, se deve assomigliare a qualcosa, a Billie Holiday — non nel timbro, ma nella relazione con il testo: ogni sillaba portata come se costasse qualcosa.
In My Own Time è il secondo disco, registrato nel 1971 dopo anni di rifiuto sistematico di qualsiasi contratto discografico serio, qualsiasi tournée strutturata, qualsiasi compromesso con l'industria. Harvey Brooks produce con pudore quasi ascetico — basso, batteria, tastiere aggiunte solo dove servono, mai per riempire. Il disco si apre con Something on Your Mind: voce che entra tardi, quasi incidentale, e poi domina tutto il resto. How Sweet It Is (To Be Loved by You) prende un brano di Motown e lo porta in un territorio che la Motown non aveva mai visitato — lento, malinconico, la gioia dell'originale trasformata in qualcosa di più complicato e più onesto. In a Station dei Band diventa quasi irriconoscibile: è ancora il brano, ma Dalton lo svuota e lo riempie di sé. Crazy Eyes è il momento più fragile: voce quasi parlata, accompagnamento ridotto all'osso, quattro minuti in cui qualcosa di privato sembra rimasto accidentalmente su nastro.
Il pressing originale Just Sunshine (JSS 5, 1971, distribuzione Buddha) ha una qualità audio notevole per gli standard dell'epoca: la voce di Dalton è centrata nel mix con una presenza che le ristampe successive faticano a replicare. Le copie in buone condizioni si trovano su Discogs tra i 60 e i 180 euro, con variazioni significative tra stamper. Il turning point del mercato è il 2006: Light in the Attic riedita il disco con un remaster di Mike Milchner che diventa il riferimento moderno — EQ corretto, dinamica aperta, superficie silenziosa. Nel 2021 esce una riedizione 50° anniversario su vinile colorato, limitata a 2.000 copie: bella da avere, non necessariamente superiore sonicamente alla 2006.
Karen Dalton non ha mai avuto il disco di successo. Non lo cercava nel senso in cui lo cercano la maggior parte degli artisti — con strategia, con consapevolezza del mercato. Viveva a Bovina, nell'upper Delaware, allevava capre, suonava quando aveva voglia, rifiutava contratti. In My Own Time uscì e scomparve. Trent'anni dopo, Nick Cave ne scrisse le note di copertina per la ristampa. Il disco è rimasto. Lei no — è morta nel 1993, di Aids, senza sapere che stava per diventare un riferimento. La canzone da cui partire è Something on Your Mind: lasciate che quella voce arrivi al terzo verso prima di decidere se il resto del disco vi interessa. Non servirà aspettare così a lungo.
La voce più difficile da descrivere e più impossibile da dimenticare del folk americano. Cercate la ristampa Light in the Attic 2006 per il suono, l'originale Just Sunshine per il documento. Iniziate da Something on Your Mind.
In My Own Time su Vinile — Quale Pressing?
In My Own Time on Vinyl — Which Pressing?
JSS 5 (1971, distribuzione Buddha). Voce centrata con presenza difficile da replicare — il documento. Cercate VG+ su Discogs tra €60 e €180; variazioni tra stamper significative
Remaster di Mike Milchner. EQ corretto, dinamica aperta, superficie silenziosa — riferimento moderno, scelta consigliata per l'ascolto quotidiano
Edizione limitata 2.000 copie su vinile colorato. Bella come oggetto, non superiore sonicamente alla 2006
Ristampe non ufficiali anni '80–'90 — qualità audio inaffidabile
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Qual è la differenza tra i due album di Karen Dalton?
It's So Hard to Tell Who's Going to Love You the Best (1969, Capitol) è più grezzo, registrato quasi dal vivo, con banjo, 12 corde e voce senza trattamento. In My Own Time è più prodotto, con arrangiamenti di Harvey Brooks che aggiungono basso, batteria e tastiere. Entrambi sono essenziali, ma In My Own Time ha una coerenza che lo rende il punto d'ingresso corretto.
Quale pressing di In My Own Time comprare?
La ristampa Light in the Attic 2006 (remaster Mike Milchner) è il riferimento moderno: EQ corretto, dinamica aperta, superficie silenziosa. L'originale Just Sunshine 1971 è il documento storico — voce centrata con una presenza unica, ma con variazioni tra stamper. Per l'ascolto quotidiano: Light in the Attic 2006. Per la collezione: originale JSS 5 in VG+.
Da dove viene il confronto tra Karen Dalton e Billie Holiday?
È un confronto che circola dagli anni Sessanta, quando Fred Neil — che suonava con lei nel Greenwich Village — la descrisse così. Il parallelo non è timbrico: Dalton è contralto profondo, Holiday era soprano-mezzosoprano. È nel modo di portare il testo — ogni parola come se avesse un peso fisico, nessuna nota ornamentale che non costi qualcosa.